| CARL BARKS |
Autore: Bepi Vigna |
Quando Carl Barks (1901-2000) è morto, in Oregon, aveva quasi cent'anni, molti dei quali trascorsi a disegnare le storie di Paperino, Zio Paperone, Qui, Quo, Qua, Archimede, Gastone, Paperoga, e altri, tanto da meritarsi l'affettuoso appellativo di "uomo dei paperi". Per i suoi personaggi preferiti Barks aveva inventato una città, Dockburg (in Italia Paperopoli) e delineato un preciso albero genealogico.
Ma l'importanza di questo disegnatore affabile e generoso di sorrisi, disponibile a concedere disegni e consigli, va al di là del fumetto.
Insigni critici non hanno dubbi nel considerarlo uno dei più grandi narratori del secolo e la sua opera è stata analizzata e glossata non solo dai saggisti dei comics, ma anche dagli studiosi della comunicazione in generale, perchè le sue storie riflettono molti aspetti e contraddizioni della società americana e, pertanto, possono essere utilissime per capire i modi di pensare e di essere dell'uomo contemporaneo.
Barks, come tutti i grandi artisti, aveva la capacità di riuscire a ricondurre ogni suo racconto a valori e temi universali, e ciò spiega perchè il suo Paperino sia diventato popolare in tutto il mondo.
Il personaggio sguaiato dei primi cartoni animati e delle strisce giornaliere, tra le mani di Barks si è trasformato in una delle migliori metafore sull'uomo medio contemporaneo; il carachter umoristico è diventato il primattore di un'infinita commedia, un moderno anti-eroe in cui tutti potevano identificarsi.
Non è certo casuale il fatto che, negli anni Quaranta, il Ministero delle Tesoro americano, abbia scelto proprio Donald Duck come testimonial in una campagna pubblicitaria diretta a convincere i cittadini a pagare le tasse.
Tra i meriti di Barks c'è quello di aver dato spessore al personaggio senza tradire mai la sua originaria vocazione umoristica e di aver accentuato la carica di simpatia che è stata indubbiamente uno degli elementi che ne hanno decretato il grandissimo successo.
Alberto Beccatini, il maggior studioso al mondo dell'universo Disney, riconosce che il disegno di Barks non è forse all'altezza, da un punto di vista strettamente tecnico, di quello di altri artisti disneyani (come Floyd Gottfredson, per esempio, a cui si deve l'evoluzione di Topolino); tuttavia, le vignette di Barks possiedono una qualità dinamica unica e i suoi personaggi risultano i più espressivi tra quelli disneyani.
George Lucas, il creatore di "Guerre Stellari", ha osservato che le figure create da Barks "non si limitano a muoversi da una vignetta all'altra, ma scorrono in sequenze che talvolta si protraggono per intere tavole".
Questa caratteristica della narrazione a fumetti derivava in gran parte dai trascorsi del disegnatore nel campo dell'animazione. Barks, infatti, era stato assunto alla Disney nel 1935, per lavorare alla realizzazione dei cartoni animati. Il suo stipendio iniziale era di appena 20 dollari settimanali. Dopo qualche tempo passò alla divisione soggettisti, scrivendo canovacci per numerosi cortometraggi e fu qui che affinò la sua capacità nell'ideare e strutturare i racconti. Delle storie di Paperino iniziò a occuparsi nel 1942 con "Paperino e l'oro del Pirata", realizzata insieme a Jack Hannah su testi di Bob Karp. L'anno dopo prese a lavorare alle storie brevi e realizzò qualche racconto lungo per la collana "Four Color Comics". Proprio su questa testata, che consentiva di creare storie a più ampio respiro indirizzate a un pubblico più smaliziato ed esigente di quello che leggeva le strip dei quotidiani, apparvero alcuni dei suoi maggiori capolavori.
Il formato della nuova pubblicazione, infatti, permetteva al disegnatore di avvalersi di una tecnica narrativa più sofisticata che, rifacendosi alle esperienze del cinema d'animazione, consentiva di proporre inquadrature panoramiche dove i personaggi potevano recitare su piani differenti, o altri accorgimenti espressivi piuttosto innovativi come la splash panel (la vignetta grande) o addirittura la splash page (la vignetta a tutta pagina). Un esempio che rende l'idea dell'arte narrativa di Barks e il suo costante sforzo di rafforzare l'impatto e il significato di ogni singola immagine, è rappresentato da una piccola storia del 1950, intitolata "Paperino re del circo". Nella sequenza in cui Paperino cammina in bicicletta sulla corda tesa, il disegnatore riesce a rendere magistralmente al lettore il senso di vertigine e di precarietà che prova il personaggio. Per farlo, rompe la "griglia" tradizionale della pagina, ne modifica la costruzione allungando le vignette, taglia le immagini in diagonale e le incastra l'una all'altra. Tutto ciò, si badi bene, non per rispondere al gusto esteriore del virtuosismo grafico, ma per inventare un espediente espressivo assolutamente funzionale alla necessità del racconto, nel momento in cui le azioni divengono precipitose.
Paperon dei Paperoni (Uncle Scrooge) venne creato da Barks nel 1947, e apparve nella storia intitolata "Christmas on Bear Mountain". Un debutto limitato a poche vignette, dove il vecchio zio, ricchissimo e taccagno, era una sorta di versione "paperesca" del personaggio che aveva ispirato il suo autore, quell'Ebenez Scrooge, protagonista del "Cantico di Natale" di Charles Dickens (dal quale, infatti, Paperone aveva ereditato il nome originale).
Ma rispetto a Scrooge, Paperone è molto meno arido, capace anche di provare sentimenti autentici, anche se quasi sempre indirizzati verso la sua unica passione: il denaro.
Come già aveva fatto con Paperino, ancora una volta Barks è riuscito a dare al personaggio una personalità sfaccettata e ricca di ambivalenze: zio Paperone è, infatti, furbo e ingenuo allo stesso tempo, coraggioso e vigliacco, freddo e collerico. Un personaggio vivo, insomma, con tratti che permettono a tutti, in qualche misura, di riconoscersi in lui.
Dei due paperi più famosi della Disney, lo scrittore Dino Buzzati ha scritto: "La loro statura, umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei famosi personaggi di Molière, o di Goldoni, o di Balzac, o di Dickens".
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