| ENKI BILAL |
Autore: Bepi Vigna |
Nel 2095, sui cieli di New York, appare improvvisamente una misteriosa astronave a forma di piramide, che riporta sulla Terra gli antichi dei egiziani Bastet, Hanubi e Horus,.
Inizia così una delle più affascinanti saghe a fumetti degli anni Ottanta, il capolavoro grafico di Enki Bilal, una storia complessa e ricca di riferimenti alla realtà storica europea, divisa in tre capitoli: La fiera degli Immortali, La Donna Trappola e Freddo Equatore.
La Trilogia di Nikopol, come viene solitamente indicata l’opera nel suo insieme, è un apologo sull’arbitrarietà del potere, una metafora allucinata ed esasperata della società occidentale.
Bilal, fortemente influenzato dalla letteratura cyberpunk, sviluppò le storie a fumetti secondo un percorso a spirale, utilizzando abbondantemente la tecnica “dospassiana” consistente nell’intervallare le pagine di narrazione con frammenti di testimonianze, articoli di giornali e frames televisivi, per coinvolgere meglio il lettore
Nel 1992, quando in Francia uscì l’ultimo volume, la rivista “Lire” gli assegnò il prestigioso riconoscimento di miglior libro dell’anno.
L’affascinante universo di decadimento e di follia immaginato da Bilal è diventato anche un film, Immortal, diretto dallo stesso disegnatore, che, ormai, appare sempre più indirizzato verso il grande schermo.
Nato a Belgrado nel 1951, ma trasferitosi a Parigi dall’età di quattordici anni, Bilal ha debuttato sulle pagine della rivista “Pilot” nel 1972, lavorando subito con Pierre Christin, uno dei più grandi sceneggiatori del fumetto francese. Con lui l’artista serbo ha avuto l’opportunità di realizzare graficamente le Histories d’aujourd’hui, veri e propri romanzi a fumetti che, attraverso una chiave narrativa spesso fantastica, affrontavano i grandi temi politici e sociali del nostro tempo. Un esempio di come la narrativa per immagini possa essere utilizzata al meglio delle proprie potenzialità espressive.
L’esperienza con Christin è stata per Bilal un importante banco di prova prima di passare alla creazione, come autore unico, della saga che lo ha proiettato nell’Olimpo dei grandi autori di comics e che ha influenzato moltissimo anche il cinema degli ultimi anni (basti pensare a Il quinto elemento di Luc Besson).
Il passaggio al grande schermo per Bilal è stato quasi naturale. La prima esperienza l’ha vissuta al fianco di Alain Resnais, creando i costumi e le scene per La vita è un romanzo, e, subito dopo, l’esordio nella regia con Bunker Palace Hotel (1989), a cui è seguito Tykho Moon (1996), entrambi inediti in Italia.
Immortal, mette insieme i primi due capitoli della famosa trilogia. Al centro della vicenda il sovversivo Nikopol, un prigioniero politico che, prima di aver scontato interamente la sua pena, si ritrova per caso libero, e diventa il simbolo dei ribelli che si oppongono allo strapotere esercitato dai politici e dalle multinazionali.
Le sue strade si incrociano con quelle di July, una misteriosa donna dai capelli blu, dall’origine oscura, emblema di una purezza ormai perduta.
Ma nella piramide sospesa in cielo è in atto una crudele partita, un oscuro gioco di potere destinato a influire a fondo sul destino degli uomini. Il dio Horus, nel disperato tentativo di sottrarsi alla condanna a morte che è stata pronunciata contro di lui, prende possesso periodicamente del corpo di Nikopol, utilizzandolo per unirsi con Jill, l’unica donna che può procreare con lui.
E così, gli intrighi e le manovre che coinvolgono gli dei trovano un riflesso diretto nelle vicende umane che si dipanano sotto di loro.
Il film utilizza una tecnica innovativa, mischiando interpreti veri, con immagini digitali (sono solo tre gli attori in carne e ossa, tra cui spicca Charlotte Rampling) e riesce a restituire in pieno tutto il fascino dei fumetti.
L’impianto narrativo è semplificato e può risultare poco chiaro a chi non conosca la storia originaria, ma gli sviluppi della trama finiscono per diventare elementi secondari, perché l’affresco visionario nel suo complesso colpisce e coinvolge.
Se il futuro descritto nel fumetto era ricco di riferimenti ai regimi politici dell’est, che oggi non esistono più, nel film lo sfondo è la dittatura legata alla eugenetica e alla manipolazione del corpo umano.
Bilal non si è dichiarato del tutto soddisfatto del risultato ottenuto, ma al suo film può essere riconosciuto senz’altro un merito: quello di incuriosire lo spettatore e magari indurlo a riscoprire la Trilogia di Nikopol e l’arte di uno dei più importanti disegnatori degli ultimi decenni.
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