| IL GRANDE BLEK |
Autore: Bepi Vigna |
Erano quelle bellissime copertine colorate a colpire i ragazzi, immagini pittoriche che non avevano niente da invidiare a quelle dei pulp americani, o dei grandi illustratori italiani che pubblicavano su "Grand'Hotel", come Molino e Torchio. Erano una promessa d'avventura quelle copertine, una promessa che le storie a fumetti racchiuse all'interno - a colori e in bianco e nero, a pagine alternate – non tradivano mai. Gli autori erano Angiolini, Moglia, Mariani, Uberti, Bignotti, Canale, grandi artisti dell'illustrazione popolare che bisognerebbe rivalutare.
Era il 1965 e nelle edicole comparivano gli "Albi del Grande Blek" , una serie quindicinale che avrebbe segnato l'immaginario dei ragazzi degli anni Sessanta. Non si trattava di storie inedite, ma la ristampa, nel formato "libretto", di avventure già apparse in edizione settimanale nel vecchio formato a striscia. Dicono che sia stato proprio quel formato, piccolo ed economico (inventato dall'editore Torelli per la collana "Piccolo Sceriffo") a determinare il boom dei fumetti negli anni Cinquanta, perchè in un periodo in cui i giornaletti venivano osteggiati dagli educatori e dagli insegnanti, quei piccoli albi potevano essere facilmente nascosti nei libri e nei quaderni.
Il protagonista degli albi dalle copertine bellissime era un trapper dalla mole poderosa, che, a livello iconografico, risultava una sorta di miscuglio tra Garibaldi (per la bionda capigliatura), e Davy Crockett (dal quale aveva preso il tipico berretto di pelo di tasso). Militante nel movimento rivoluzionario americano, Blek si muoveva all'interno di uno scenario pre-western che ricordava i suggestivi paesaggi descritti nei romanzi di James Fenimore Cooper.
Sebbene le avventure fossero ambientate in un contesto storico preciso, tra il 1750 e 1780, durante la lotta dei patrioti dell'est contro le truppe coloniali inglesi, erano frequenti le digressioni fantastiche e nelle avventure potevano comparivano anche streghe, mostri preistorici, antichi vichinghi, pirati e misteriose donne barbute.
I crudeli soldati inglesi, chiamati dai trappers "Giubbe Rosse" (ma nulla avevano in comune con l'omonimo corpo militare canadese), per un'intera generazione di ragazzi di quegli anni, rimangono i cattivi per antonomasia. Restano impresse nella memoria anche esclamazioni pittoresche come "Corna d'alce!" o "Goddam!", che spesso risuonavano nei giochi in cortile.
Negli anni Cinquanta e Sessanta sulle copertine dei fumetti era impresso il marchio di "Garanzia Morale", una rassicurazione alle famiglie, da parte delle associazione di editori, sul fatto che il contenuto dei giornaletti era controllato e perfettamente conforme alle regole della morale comune. Lo scudetto con la sigla GM compariva naturalmente anche sugli albi di "Blek", che rappresentava il miglior esempio di un eroe puro, dotato di un forte senso di giustizia, indulgente e comprensivo anche con i nemici. Usava le armi, ma non ricorreva alla violenza se non quando era strettamente necessaria. Un eroe semplice, che si accontentava di poco. In un episodio, quando i francesi (alleati dei trappers) gli affidavano un'importante missione strategico-militare, Blek accettava di eseguirla, ma dopo averla portata a termine, tornava alla sua vita di sempre, tra la foresta e l'accampamento dei suoi amici cacciatori.
Accanto al protagonista, due personaggi "spalla", il Professor Occultis e Roddy. Il primo era un geniale inventore, dottissimo e generoso di citazioni latine, ma anche gran pasticcione: una figura ricalcata in qualche misura sulla maschera del nostrano dottor Balanzone. Il giovane Roddy, invece, era il classico personaggio di contorno che doveva favorire l'immedesimazione da parte dei giovani lettori: una sorta di Blek in versione adolescenziale, intrepido e leale, ma anche con tutti gli eccessi e i problemi della sua età.
Blek Macigno era nato dalla fantasia di tre autori torinesi, Pietro Sartoris, Dario Guzzon, Giovanni Sinchetto, che, alla fine degli anni Quaranta, avevano rinunciato a percorrere un carriera individuale per dar vita allo studio EsseGesse, dalle iniziali dei loro cognomi.
Nel 1950 i tre incontrarono l'editore Gino Casarotti, titolare delle edizioni "Dardo", e diedero vita a "Kinowa", su testi di Lavezzolo, una serie western rivoluzionaria per quegli anni, perchè proponeva delle storie violente, dal taglio decisamente adulto. Ma il grande successo arrivò l'anno dopo con "Capitan Miky" e, poi, nel 1954, con "Il Grande Blek", per anni due delle serie a fumetti più popolari nel nostro paese.
La caratteristica della EsseGesse era che i tre autori erano totalmente autonomi dal punto di vista creativo: ciascuno di loro disegnava, scriveva i soggetti e le sceneggiature, eppure le storie sembravano realizzate tutte dalla stessa mano.
Blek ha avuto successo anche in Francia, dove è stato pubblicato dalla "Lug" di Lione a partire dal 1955. Oltre alle storie originali, l'editore francese si accordò con la "Dardo" per produrre nuovi episodi che furono affidati a disegnatori quali Auguste Vistel e Marcel Navarro. Vennero anche ricostruite le origini del personaggio, che divenne un marinaio francese di Saint Malo finito in America dopo un'avventura rocambolesca.
Dal 1980 al 1990, in Jugoslavia il mercato del fumetto viveva un momento di grande espansione e, tra i maggiori successi editoriali, c'erano anche i fumetti di produzione italiana. Il "Grande Blek" vendeva quasi centomila copie a numero e, per soddisfare le richieste dei lettori, l'editrice "Dnevnik" di Novi Sad, iniziò a produrre avventure inedite del personaggio, realizzando una cinquantina di nuovi episodi di sessanta pagine ciascuno, per un totale di oltre trentamila tavole di fumetti. Tra i disegnatori Branko Plavisic, Pavel Koza e molti altri.
Ma nel corso di oltre mezzo secolo, le storie realizzate dalla EsseGesse sono state riproposte innumerevoli volte, in un'infinità di collane, riscuotendo sempre un buon successo, a testimonianza di una incredibile freschezza del personaggio. Nel 2003, le Edizioni "If" di Gianni Bono hanno iniziato a pubblicare cronologicamente anche le storie francesi.
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