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Personaggi
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E' diventato il simbolo degli incompresi, degli ultimi della classe, degli sfortunati a cui non va mai niente per il verso giusto. Calimero, creato nel 1961 dai fratelli Nino e Toni Pagot per i Caroselli del detersivo Ava della Mira Lanza, è la versione tutta italiana del Brutto Anatroccolo di Andersen. Un'autentica star del cartone animato italiano, conosciuto ormai in tutto il mondo e diventato protagonista di programmi televisivi e fumetti. Nel 1974 è stato esportato anche in Giappone, dove la Toei Doga gli ha dedicato una serie animata in quarantasette puntate. Un pulcino piccolo e nero, appena uscito con fatica dal guscio e, infatti, una metà dell’uovo gli è rimasta in testa, come copricapo. Un personaggio italianissimo per quella sua mania di piangersi addosso, di protestare continuamente e di vedersi peggiore di quello che è in realtà. Ma anche capace di ritrovare all’improvviso l’entusiasmo e di scoprirsi doti inaspettate.
Le avventure di Calimero si svolgono in un microcosmo che ha i connotati della campagna padana, in mezzo a personaggi furbi e presuntuosi, come il Papero Piero e il professor Galletti, i quali cercano sempre di imbrogliare il piccolo pulcino.
 Calimero non trova conforto nemmeno nella mamma, la gallina padovana Cesira. Quando in un episodio le chiede:- Sei tu la mia mamma?-
Lei gli risponde indignata: - Io la tua mamma? Ti sbagli, carino, io di pulcini neri non ne ho mai avuto! Sedicesimo uovo della covata, Calimero sembrava destinato a una misera fine e, invece, di lui ci ricordiamo ancora tutti, mentre dei suoi quindici coccolati fratellini, si sono perse le tracce.
La radicata convinzione che tutto gli andasse storto solo perchè lui era "piccolo e nero", veniva infranta dalla fatina buona, che appariva puntualmente alla fine di ogni carosello (nei panni di una sorridente olandesina), la quale gli dimostrava puntualmente che lui non era nero... "ma soltanto sporco!"
Il piccolo pulcino abbandonato e traviato dalle cattive compagnie, alla fine riusciva a trionfare grazie al suo candore.
Le sceneggiature dei cartoni animati erano scritte da Ignazio Colnaghi e tra i disegnatori addetti all'animazione figurava anche Carlo Peroni. Il nome del personaggio venne deciso da Nino Pagot, il quale si era sposato nella chiesa di San Calimero, a Milano. La voce inconfondibile del pulcino, venne rubata a un altro personaggio televisivo, il bruco Giovannino, un pupazzo di Maria Perego, doppiato anch'esso da Colnaghi.
Tra i fan di Calimero c'è stato anche Umberto Eco, il quale ha scritto di lui: "Quando un personaggio genera un nome familiare, ha infranto la barriera dell'immortalità ed è entrato nel regno del mito: sia esso un calimero, un don giovanni, un casanova, un donchisciotte, una cenerentola".
Creato per attirare l'attenzione delle casalinghe, il pulcino della Mira Lanza ha finito per diventare il simbolo dei bistrattati che si riscattano. E' stato anche il personaggio che meglio ha rappresentato Carosello nell'arco dei suoi vent'anni di vita. In lui si sono identificati un po' tutti e da lui tutti noi abbiamo ricevuto un'iniezione di fiducia e di speranza.
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