| WILL EISNER |
Autore: Bepi Vigna |
Will Eisner (1917-2004) è stato uno dei maggiori artisti che si siano mai cimentati in quella che lui stesso, in un celebre saggio, aveva definito “l’arte sequenziale”. Un maestro indiscusso, che con la sua opera ha saputo raccontare molto bene le trasformazioni della società americana dell’ultimo mezzo secolo; un artista di cui, forse, non è stato ancora pienamente riconosciuto l’importante ruolo svolto nella cultura contemporanea.
Insieme a Douglas Sickles, Eisner è stato l’iniziatore di quella corrente stilistica chiamata “linea scura” (per contrapporla alla ligne claire del belga Hergé), che ha avuto tra i suoi esponenti alcuni dei più grandi disegnatori americani di sempre, da Alex Toth a Milton Caniff, da Frank Robbins a Mike Mignola e Frank Miller.
Con Hugo Pratt, può essere considerato il padre della graphic novel, ovvero del romanzo grafico, che si è affermato come la forma più matura e completa di narrativa a fumetti.
Ma Eisner non è stato solo un narratore straordinario nel suo sforzo costante di utilizzare al meglio le potenzialità comunicative dei comics, è stato anche un grande innovatore del linguaggio, capace di proporre un modo nuovo di rapportarsi con l’immagine disegnata, inventore di soluzioni espressive che, oltre ad aver segnato la storia del fumetto, hanno influenzato profondamente anche il cinema.
Non è una leggenda che Orson Welles fosse rimasto colpito dai disegni di Eisner, dai suoi contrasti di luci e ombre (che recepivano la lezione degli espressionisti tedeschi), dai tagli arditi delle inquadrature (con le angolazioni basse), dal montaggio innovativo delle vignette, dagli impianti narrativi completamente rivoluzionati, dal suo uso dei flashback, dell’inquadratura soggettiva, delle didascalie con la voce narrante che raccordava i passaggi temporali.
Quarto Potere, per certi versi, rappresenta l’applicazione nel cinema di certe teorie espressive già iniziate a sperimentare da Eisner sulle tavole a fumetti.
Nato a New York il 6 marzo del 1917 da una famiglia di immigrati ebrei, William Erwin Eisner iniziò a pubblicare nel 1936: Harry Karry e The Flame, furono le sue prime storie a fumetti, apparse su “Wow What a Magazine” il giornalino della High School del De Witt Clinton, nel Bronx.
Subito dopo ebbe inizio il sodalizio con l’amico Jerry Iger insieme al quale fondò uno studio che diede vita a innumerevoli serie avventurose (tra cui Hawk of the seas che riprendeva le avventure di The Flame) e nel quale lavorarono molti autori destinati a carriere importanti, come Bob Kane (disegnatore di Batman), Jack Kirby (padre di moltissimi supereroi), Jules Feiffer (maestro della satira politica anti Nixon negli anni Sessanta e Settanta).
Utilizzando gli pseudonimi di Willis Rensif, Carl Heck e Will Erwin, Eisner creò moltissimi personaggi, ma la svolta nella sua carriera avvenne il 2 giugno del 1940, quando, ormai entrato a far parte del Quality Comics Group, creò la sua opera più famosa: The Spirit. Il fumetto apparve sulle pagine del “Weekly Comic Book”, un supplemento domenicale di otto pagine per quotidiani, riscuotendo subito notevole interesse.
Dietro la maschera di Spirit - una maschera molto esigua, per la verità, dato che gli copre appena gli occhi - si nasconde il giovane criminologo Danny Colt, ritenuto morto dopo un’esplosione che lo ha coinvolto mentre dava la caccia al dottor Cobra, uno scienziato malvagio che intendeva dominare il mondo. Colt viene sepolto nel cimitero di Wilwood, ma si riprende e, con la complicità del commissario Dolan, torna a perseguitare i criminali, dai quali è ritenuto uno spettro.
Nato sulla scia dei tanti eroi mascherati che popolavano i supplementi domenicali di quegli anni, Spirit si distingue nettamente per l’originalità e l’intelligenza dei racconti, il cui tono si mantiene sempre a metà strada tra il mistero e la parodia e nei quali viene proposto continuamente un gioco ironico ed irridente contro le istituzioni e la società.
Il protagonista delle storie non è invincibile, non possiede superpoteri, anzi, spesso, diventa assolutamente vulnerabile, sventato al limite dell’idiozia, quando gli capita di innamorarsi di una donna, come la bella figlia dell’amico commissario. Al fianco dell’eroe c’è un partner molto poco tradizionale: Ebony, un ragazzo di colore, la cui figura sembra prendersi gioco dello stereotipo del fedele assistente, ma che, in realtà, si rivela un personaggio caratterizzato con una certa acutezza, tanto che, in alcune storie, si guadagna il ruolo di protagonista assoluto.
E’ con questi eroi che Eisner attua la sua prima grande rivoluzione grafica e narrativa, esplorando un'ampia varietà di racconti: da quelli introspettivi e psicologici, a quelli con forti accenti sociali, parlando delle vicende semplici della gente comune o spaziando con la fantasia nei territori dell’horror e della fantascienza.
Di Spirit il disegnatore realizzò un’avventura di sette pagine alla settimana, fino al 1942, anno in cui venne richiamato alle armi e fu costretto ad affidare le storie del suo personaggio ad altri autori, tra cui anche Jack Kirby e Joe Simon. Lui ritornerà a lavorare a Spirit solo alla fine del 1946, prima di abbandonare definitivamente la serie nel 1952.
In seguito, il disegnatore ha lavorato a lungo nella pubblicità e si è dedicato a varie attività editoriali e commerciali, curando anche la ristampa delle avventure di Spirit. Nel 1966 ne ha anche ridisegnato il primo mitico episodio, le cui tavole originali erano andate perdute. Ma l’idea di riprendere le avventure del personaggio che gli aveva dato popolarità e ricchezza non lo stimolava più, il suo desiderio era quello di cercare una forma di narrazione a fumetti più matura, in linea con i nuovi tempi. E così, alla fine degli anni Settanta, realizza Contratto con Dio un vero romanzo grafico che si innesta in quel processo di crescita del racconto a fumetti che sarà poi proseguito da molti autori europei, e francesi in particolare. La storia ha per protagonista un ebreo, Frimme Hersh, un uomo che non sa darsi pace per il fatto che Dio gli ha portato via la sua unica figlia e che, quindi, decide di ribellarsi, riscrivendo un nuovo contratto con la divinità e con il mondo.
E’ la prima di una serie di opere che rivoluzionano ancora una volta il mondo dei comics e aprono nuovi affascinanti orizzonti alla narrativa per immagini.
Verso la tempesta, Affari di famiglia, Gente invisibile, Dropsie Avenue, Il Palazzo, Racconti di guerra, Piccoli Miracoli, L’ultimo cavaliere, Le regole del gioco, Il sognatore, La forza della vita. Sono questi i titoli degli altri romanzi a fumetti che hanno segnato l’ultima grande stagione dell’artista newyorkese. Sono storie di vita venate di tragedia e di dolore, che trattano di incomunicabilità, della degradazione dei grandi centri urbani, della crisi della famiglia, dei destini della gente comune, delle faticose esistenze di immigrati ebrei, tedeschi, irlandesi, italiani.
In molte storie emergono chiari riferimenti autobiografici, come nel Sognatore, che racconta le difficoltà e le illusioni di un disegnatore che cerca di affermarsi nell’America degli anni ’30; o come Verso la tempesta, forse il capolavoro di Eisner, dove il protagonista è un giovane soldato che ripercorre tutta la sua vita mentre viaggia sul treno che lo sta portando verso la base militare a cui è stato destinato e vede scorrere attorno a sé l’America degli anni Quaranta.
Will Eisner, questo grande poeta dell’arte grafica, è stato l’unico autore che in vita abbia avuto l’onore di vedere intitolato a sé un premio prestigioso, quell’Eisner Award che ogni anno, a San Diego, viene assegnato ai migliori artisti del fumetto.
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