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Non c’è dubbio sul fatto che Aristidés Othon, detto Fred, appartenga di diritto alla categoria dei poeti del fumetto. Già, perché lui è l’inventore di Philemon, e questo basta.
Philemon è il personaggio più magico, incantato, onirico del fumetto europeo. Leggere le sue avventure è un’esperienza stimolante, in quanto sono ricchissime di riferimenti, di trovate grafiche e narrative al limite dello sperimentale.
E pensare che quando Fred propose la prima storia a “Spirou”, gli venne rifiutata! Andò meglio con la redazione di “Pilote”: Goscinny si entusiasmò vedendo le tavole che riproducevano un universo insolito e inquietante e decise di pubblicarle subito (era il 1965). I lettori, però, non apprezzarono il disegno e così, Fred si mise a scrivere sceneggiature da affidare ad altri illustratori.
Poi un giorno - pare che l’illuminazione gli venne mentre era in bagno, perché è lì che vengono in mente le cose migliori - ebbe un’idea geniale: e se le lettere della parola “Oceano Atlantico”, riprodotte sulle carte geografiche, fossero in realtà una serie di isole? E se su ogni isola Philemon vivesse storie sorprendenti a metà strada tra le avventure di Gordon Pym e quelle di Alice nel Paese delle Meraviglie?
Fred scrive la sceneggiatura, va da Goscinny e gli chiede di poter disegnare lui stesso la storia. Goscinny acconsente e la grande avventura di Philemon può partire.
Sono 15, fino ad oggi, gli albi cartonati pubblicati da Dargaud, tra cui anche la primissima storia, raccolta sotto il titolo Philemon Avant le Lettre (apparsa anche sull’edizione italiana di “Pilote”, quella targata Bonelli-Dargaud).
Ma facciamo un passo indietro. Prima che apparisse il suo straordinario personaggio, che cosa aveva fatto Fred?
Questo francese, figlio di genitori greci, aveva iniziato a lavorare negli anni cinquanta come illustratore umoristico su riviste quali “Ici-Paris”, “Franche Dimanche”, “Paris Match” e “Le Hèrissson deQuartier Latin”. La sua prima storia a fumetti(intitolata Journal de bord) l’aveva pubblicata nel 1954 su “Zéro”.
Quando lavorava all’ “Hérisson”, un giornale piuttosto modesto, che veniva venduto per strada, aveva conosciuto il Professor Choron, ovvero Georges Bernier. Con lui e Francois Cavanna (incontrato quando lavorava a “Ici-Paris”), Fred aveva dato vita a “Hara-Kiri”, di cui era diventato il direttore artistico. Oltre a realizzare copertine (sue le prime sessanta) e vari racconti illustrati, aveva disegnato fumetti: Les Petits Métiers, Le Manu Manu, Tarsinge l’homme Zan e Le Petit Cirque, tutti raccolti poi in volume da Dargaud.
Ma non ci sono solo fumetti e illustrazioni nella carriera di Fred. Negli anni settanta, Jacques Dutronc gli propose di fare delle canzoni e lui scrisse Le Fond de l’air est frais, un motivo che entrò rapidamente nella hit-parade francese. Sempre con Dutronc, realizzò anche due libro-dischi per l’infanzia: La Voiture du clair de lune e Le Sceptre.
Negli anni 90, Fred ha firmato oltre 30 sceneggiature di cortometraggi realizzati con Daniel Vigne (il regista del Ritorno di Martin Guerre), Jacques Ruffio, Gérard Zingg e altri. Dei piccoli film di due minuti l’uno, che sono capolavori di poesia e umorismo. Successivamente ha anche scritto la sceneggiatura di un lungometraggio (L’Autobus de la haine, di Gérard Zingg).
C’è anche in ballo un vecchio progetto con Terry Gilliam, il regista di Brazil e L’esercito delle dodici scimmie. Quando Gillian era ancora un artista sconosciuto, Goscinny aveva chiesto a Fred di scrivergli una sceneggiatura, che, poi, venne pubblicata su “Pilote” sotto forma di storia a fumetti di sei pagine. Dopo il successo di Brasil, Gillian avrebbe voluto lavorare con Fred, ma per impegni vari ciò non fu possibile. Ma un domani... chissà. In fondo i due hanno lo stesso gusto visionario.
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