Era il 1966, gli americani bombardavano il Viet-Nam, l’Inter di Herrera stava per vincere il suo decimo scudetto, Sophia Loren aveva sposato a Parigi il produttore Carlo Ponti e, in Cina, Mao Tse-Tung, compiva la famosa nuotata nel fiume Giallo.
Nelle edicole, già da qualche tempo era esploso il boom dei “fumetti neri”: Diabolik, Kriminal, Satanik, Zakimort, Killing e molti altri eroi con la K, erano diventati subito oggetto di dibattiti, censure, sequestri e interpellanze parlamentari.
Nell’aprile di quello stesso anno, Renzo Barbieri, un brillante giornalista milanese, che aveva già una solida esperienza come sceneggiatore di comics, ebbe l’idea di andare oltre, di realizzare degli albi tascabili ancora più trasgressivi di quelli degli eroi neri, offrendo ai lettori tutto ciò che essi mostravano di gradire di più: amore, sesso, avventura.
In quegli anni il cinema registrava il successo di due grandi serial: i film di Bernard Borderie, con protagonista Angelica marchesa degli angeli (interpretata da Michéle Mercier) e le spettacolari pellicole di James Bond con Sean Connery. Ispirandosi a questi personaggi Barbieri ideò due nuove serie a fumetti: Isabella duchessa dei Diavoli e l’agente segreto Goldrake (con il volto di Jean-Paul Belmondo).
La prima era un’eroina che agiva durante il regno di Luigi XIII, nell’Europa dilaniata dalla Guerra dei Trent’anni; Goldrake, invece, era una spia che si muoveva in uno scenario futuro (le storie erano ambientate nel 1976), dove una spietata guerra fredda vedeva Americani e Russi uniti contro la Cina.
Con la liquidazione ottenuta dal “Corriere della Sera”, Barbieri mise in piedi una piccola casa editrice a cui diede il nome di Edizioni 66 e chiamò due amici a collaborare alla realizzazione delle storie: il disegnatore Sandro Angiolini e lo scrittore Giorgio Cavedon. Nasceva così il fumetto sexy italiano, un fenomeno editoriale destinato a durare, con alterno successo, fino alla metà degli anni Ottanta.
Barbieri e Cavedon, dopo aver fondato le edizioni ERREGI (Renzo e Giorgio), sciolsero il loro sodalizio, dando vita a due nuove case editrici, la Edifumetto e la Ediperiodici, che divennero ben presto leaders incontrastate del settore.
Nel giro di pochi anni, decine di nuove testate, invasero le edicole: Jacula, Zora, Lucrezia, Jungla, Jolanda de Almaviva, Belfagor, Sukia, Lucifera, Pussycat, Belzeba, Cimiteria, Cosmine, Casinella, La schiava, I Mercenari, Walalla, Al Capone, Peter Paper, Fradiavolo, De Sade e tante altre. Gli sceneggiatori sfruttarono ogni epoca storica e ogni genere narrativo. Così le storie di Vartan erano ambientate nel West, quelle di Bonnie nell’America degli anni Trenta; Messalina viveva nell’antica Roma, Hessa, nella Germania nazista.
Gli autori avevano una particolare preferenza per il genere horror (“Oltretomba” e “Terror” furono tra le testate più longeve e apprezzate) e per le tematiche sado-maso, che affioravano in quasi in tutte le vicende.
Ma ciò che accomunava questi fumetti, al di là delle differenze tematiche e di genere, era la rappresentazione di un mondo dove i rapporti interpersonali si sviluppavano primariamente in chiave erotica e il piacere sessuale si poneva come valore fondamentale che soppiantava ogni altro.
Tralasciando giudizi di carattere morale ed estetico, anche perché in una produzione tanto vasta non mancarono le differenze, a volte sostanziali, il fumetto erotico rappresentò un momento importante nell’evoluzione del costume italiano. Si tenga presente che questi giornaletti, in genere pubblicati quindicinalmente, nel loro periodo d’oro vendevano tra le cinquantamila e le sessantamila copie, ma alcune testate superarono anche il tetto delle centomila copie.
Nel 1983, per la Edifumetto di Barbieri lavoravano ancora 107 disegnatori, la casa editrice pubblicava un fumetto al giorno e nel periodo estivo anche più.
La fruizione dell’osceno, del proibito, prima privilegio di collezionisti facoltosi o di raffinati letterati, per la prima volta, veniva offerta alle masse, a bassissimo costo.
Anche se le copertine riportavano le scritte “Per adulti” o “Vietato ai minori”, i lettori dei fumetti erotici erano soprattutto gli adolescenti. Non è esagerato affermare che l’iniziazione sessuale di un’intera generazione di ragazzi sia passata anche attraverso questi giornaletti.
Stampati su carta povera con disegni rigorosamente in bianco e nero, ma con copertine a colori, spesso bellissime, questi albi tascabili sono stati il terreno di formazione per disegnatori diventati poi famosi e apprezzati non solo in Italia, come Milo Manara, Leone Frollo, Stelio Fenzo, Magnus, Ferdinando Tacconi, e altri.
“E’ stato un periodo importante, sotto l’aspetto formativo”, ricorda Nicola Mari, oggi uno dei più apprezzati disegnatori di “Nathan Never” e “Dylan Dog”, che per anni ha lavorato come ghost-artist nello studio di Giovanni Romanini. “Si aveva l’opportunità di apprendere il mestiere e si veniva anche pagati. E poi, con tutte quelle figure nude, si imparava bene l’anatomia”.
La prima ondata di fumetti sexy si esaurì intorno alla metà degli anni Settanta. Molte serie iniziarono a perdere lettori e dovettero chiudere. Gli editori, però, cercarono di immettere nuove idee in un filone che mostrava i primi segnali di crisi, puntando soprattutto sull’ironia. Tra le novità che suscitarono un certo interesse vi furono le rivisitazioni in chiave erotica delle favole. In genere, queste storie erano umoristiche e prive della violenza caratterizzante i fumetti sexy della prima ora. Inoltre, erano realizzate con estrema cura grafica.
Cenerentola venne presentata dalla Edifumetto come “uno schianto di pupa che sgodeccia tutti”; Biancaneve divenne una procace fanciulla che intratteneva rapporti tutt’altro che casti con i sette nani. Da ricordare anche la collana “Fiabe Proibite”, ricca di gustose e irriverenti parodie e Maghella, il fumetto “eroticomico” della Publistrip, disegnato con tratto raffinato dal veneziano Leone Frollo.
Basati su una comicità di grana decisamente più grossa e maggiormente scadenti sul piano grafico e narrativo, furono le serie “Lando” e “Il Tromba”. Il primo si ispirava, anche nel nome, ai maschi latini interpretati sullo schermo da Lando Buzzanca, ma, di fatto, era una figura milanese, uno sfaccendato frequentatore di bar, più vicino al personaggio impersonato cinematograficamente da Celentano negli anni Sessanta.
Il Tromba era il protagonista di una serie ambientata in una caserma. La scelta dell’ambiente militare non era casuale, dato che molti lettori di fumetti erotici erano appunto i soldati di leva.
Ormai, però, il fumetto sexy italiano non era più capace di rinnovarsi e, a partire dalla metà degli anni Ottanta, la crisi si fece profonda. Una delle cause fu anche rappresentata della concorrenza dei fumetti giapponesi, che proponevano spesso un erotismo più allusivo, trame più intelligenti e moderne e personaggi nei quali i giovani lettori potevano facilmente identificarsi.
La produzione italiana diminuì, scomparvero le collane con i personaggi fissi, mentre le storie cercarono di trovare ispirazione nella cronaca.
I titoli delle collane apparse negli ultimi tempi sono abbastanza significativi e testimoniano lo squallore raggiunto dal genere: Corna Vissute, Coppie Vogliose, Cronaca Oscena, Prostitute, Vizi Privati, Carne Bollente, I casi della vita, A porte chiuse, Pig.
Privo di ironia e senza più forza trasgressiva, l’erotismo a fumetti forse non ha più ragione di esistere.
CURIOSITA’
- Anche Pippo Franco, il celebre attore comico, negli anni settanta ha scritto alcune sceneggiature per Peter Paper, un fumetto erotico pubblicato dalla ERREGI.
- In un albo di Isabella veniva offerta ai lettori la possibilità di fare una gita in Alsazia e Lorena, nei luoghi dove erano ambientate le avventure della protagonista delle storie. Il costo della gita era di 60.000 lire, con partenze da Milano dall’1 al 6 maggio 1967.
- Isabella Duchessa dei Diavoli divenne anche un film, diretto nel 1969 da Sergio Corbucci e interpretato da Brigitte Skay e Mimmo Palmara. Tra gli sceneggiatori anche Giorgio Cavedon, l’autore del fumetto.
- Sulla copertina degli albi di Coxeman, una serie sado-maso di cui uscirono solo due numeri, vi era disegnata una piccola bandiera svedese con una scritta che avvertiva: “Originale dalla Svezia”. In realtà si trattava di un fumetto... sardo! Lo aveva realizzato Lorenzo Lepori di Dolianova, che, all’epoca lavorava per lo Studioriga. Da notare che il protagonista della storia aveva il volto di Graziano Origa (anche lui di Dolianova), titolare dello studio e mente dell’intera, diabolica, operazione.
- Un altro disegnatore sardo che ha lavorato nell’ambito dei tascabili per adulti è stato Eros Kara, successivamente apprezzato soprattutto come pittore. Per le edizioni Cervinia ha disegnato Astrella, mentre per la ERREGI ha realizzato alcuni numeri di Messalina.
- All’epoca delle crociate moraliste contro il fumetto erotico, Furio Viano, editore di Vartan, impose ai disegnatori di disegnare l’indiana bianca a seno nudo, ma... senza i capezzoli!
- Renzo Barbieri, l’editore che ha inventato i fumetti sexy, ha subito 103 processi per oscenità, ma in tutti è sempre stato assolto.