| ANGELA E LUCIANA GIUSSANI |
Autore: Bepi Vigna |
Era il 1962 e due amabili signore milanesi, salite sul treno per un breve viaggio, trovarono nello scompartimento un vecchio libro senza copertina, dimenticato da qualcuno. Per ingannare la noia, una di loro iniziò a sfogliarne le pagine e, in breve tempo, restò affascinata da una storia rocambolesca, con protagonista un ladro dai modi signorili, capace di assumere mille volti.
Il viaggio parve brevissimo e, quando le due scesero a destinazione, avevano maturato un'idea geniale: creare un fumetto con un personaggio simile a Fantomas (perchè così si chiamava il protagonista di quel vecchio libro), stampato su albi che potessero stare nella tasca di una giacca e la cui lettura durasse giusto il tempo del tragitto tra una stazione e l'altra.
Quelle due signore erano Angela e Luciana Giussani e la loro idea divenne Diabolik, uno dei fumetti italiani più popolari, che ancora oggi continua a riscuotere successo tra lettori di tutte le età.
Dal 1962 sono stati stampati circa 150 milioni di albi: Diabolik ha varcato le frontiere ed è diventato protagonista di film, telefilm, cartoni animati, videogiochi. La tiratura degli albi quindicinali si è attestata sui tre milioni e mezzo di copie, tra inediti e ristampe.
Dopo la scomparsa di Angela, avvenuta nell'87, era rimasta solo Luciana a dirigere le edizioni "Astorina" insieme a uno staff di collaboratori affiatati, tra cui il fedelissimo Mario Gomboli, che, da qualche anno, aveva assunto la direzione della casa editrice.
"I lettori sono i nostri critici più attenti e affezionati", ricordava spesso Luciana. "Abbiamo sempre cercato di ascoltarli e se qualche volta non ne abbiamo rispettato i desideri, è stato solo per seguire l'istinto narrativo, per andare dove ci portava il nostro amore per Diabolik".
Il suo personaggio, così come gli altri comprimari fissi delle storie, Eva, Ginko e Altea, erano per Luciana come persone vere, delle quali si sentiva più biografa che creatrice.
Neanche si ricordava chi avesse disegnato il primo episodio: " Il disegnatore era un tizio biondo", raccontò una volta, "lo chiamavamo il tedesco, ma in redazione nessuno ricorda più il suo vero nome. Arrivava sempre con il figlio, un bambino che scorrazzava negli uffici a piedi nudi e vestito con solo un paio di braghettine".
Dopo il tedesco, alla realizzazione grafica del personaggio lavorarono Gino Marchesi, Enzo Facciolo, Glauco Coretti e altri. Poi Sergio Zaniboni divenne il disegnatore ufficiale della serie.
A decretare il successo del personaggio contribuirono diversi fattori: il ritmo ben calibrato delle storie, le trovate dei soggettisti capaci di inventarsi incredibili piani di fuga, ma, soprattutto, il fatto che i lettori che acquistavano un albo di Diabolik sapevano sempre con certezza cosa vi avrebbero trovato: avventura e colpi di scena.
Il personaggio, in tanti anni, è sempre rimasto fedele anche alle proprie contraddizioni: continua a usare sempre una vecchia Jaguar "E" (avveniristica negli anni Sessanta, anche se decisamente troppo vistosa per un criminale) e continua a sfuggire regolarmente all'ispettore Ginko grazie anche al fatto che la polizia di Clerville non è mai stata dotata di elicotteri (rarissimi nelle storie di Diabolik).
Non si è neanche mai capito che cosa se ne faccia Diabolik dei frutti dei suoi colpi (soprattutto gioielli, con una particolare predilezione per i diamanti).
Le due sorelle hanno sempre lavorato alle sceneggiature delle storie, fedeli allo schema iniziale, senza mai cedere alla tentazione di adeguare il loro eroe ai vari epigoni che, negli anni, hanno cercato inutilmente di ricalcarne il successo: da Kriminal a Sadik, da Masok a Demoniak. Rispetto a tutti questi personaggi, Diabolik si è sempre distinto per il suo rigore: quando uccide lo fa solitamente per eliminare altri criminali e solo quando è necessario; raramente l'omicidio viene mostrato in primo piano o con il minimo compiacimento. Il sesso è quasi del tutto assente dalle storie: il rapporto che lega Diabolik a Eva è completo e profondo, ma sono rari gli attimi di abbandono. I due sono la coppia più solida che esista nel mondo dei fumetti: mai un momento di crisi e mai neanche sfiorati dall'idea di un tradimento.
Il risultato è che mentre gli altri eroi, spesso censurati e processati, sono via via scomparsi, Diabolik è sempre presente in edicola.
Alla domanda del perchè il personaggio non avesse mai avuto un figlio, Luciana Giussani rispondeva: "I figli hanno senso, in questo sistema, se si ha qualcosa da lasciar loro: un nome, un capitale, una tradizione. Diabolik non ha nome, è nemico del capitale, contrario a ogni schema e quindi a ogni tradizionalismo. Essendo un personaggio fantastico può permettersi di essere coerente, per questo un suo figlio non avrebbe senso".
Quasi l'immagine di un rivoluzionario e tale appariva Diabolik in una celebre avventura pubblicata durante gli anni della Cina maoista, in cui il personaggio rifletteva sul fatto che, in una società come quella cinese, forse un criminale come lui non avrebbe avuto ragion d'essere.
"Ma noi non abbiamo mai inteso fare davvero dell'ideologia", rassicurava, però Luciana Giussani, "io e mia sorella abbiamo sempre cercato di scrivere solo delle storie avvincenti".
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