| ALAN MOORE |
Autore: Bepi Vigna |
Il film “La leggenda
degli uomini straordinari”di Stephen Morrington,
seppure con i limiti, ha permesso al grande pubblico che non segue il
fumetto, di venire in contatto con Alan Moore, uno dei
massimi scrittori di comics avventurosi in lingua inglese, autore che
meglio di altri ha saputo riflettere sulla figura dell’eroe, partendo
dallo stereotipo che si è andato affermando nella narrativa popolare
Con “La lega degli straordinari gentleman”,
Moore è andato alla ricerca delle radici dei supereroi
nel grande racconto popolare della fine dell’ottocento. Ecco che,
allora, mette insieme una serie di “super eroi” letterari,
come “Allan Quaterman” (ispiratore di Indiana
Jones) “Jekill” (antesignano di Hulk), il
capitano “Nemo”, “Dorian Gray”,
“L’Uomo Invisibile”.
Moore è attratto dalla natura schizofrenica e
instabile (e quindi socialmente pericolosa) del supereroe. L’idea
del “doppio” percorre le sue storie ad ogni livello: doppie
sono le prospettive da cui vengono osservate le situazioni, doppi sono
i personaggi, e non solo perché hanno una doppia faccia (il volto
e la maschera), ma anche perché spesso si trovano di fronte al
loro sé stesso rovesciato, come accade già a “Batman”
di fronte al “Joker” in “Batman:
the Killing Joke”, o al poliziotto che dà la caccia
a “Jack lo Squartatore” in “From
Hell”, come accade alla lega degli eroi ottocenteschi di
fronte al nemico misterioso.
Il mondo di Alan Moore
è un “cabaret feroce” dove tutti i protagonisti sono
in qualche misura schizofrenici e celano il loro vero aspetto, malato
e ripugnante. L’eroe vero è dunque colui che riesce a togliersi
la maschera, colui che prende coscienza della propria schizofrenia e la
supera.
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