Marjane Satrapi |
Autore: Elisabetta Randaccio |
Marjane (“corallo” in persiano) Satrapi è nata a Rasht sulle rive del Mar Caspio, nel 1969.
La sua famiglia discende dal sovrano iraniano spodestato dal padre dell'ultimo scià, Reza Pahlevi. Suo nonno era un comunista, appartenente a quella nobiltà persiana che preferì il marxismo all'occidentalismo colonialista; sua madre è una femminista, ed è da lei che l’autrice ha, probabilmente, ereditato una forte coscienza politica.
Quando il suo fumetto è stato pubblicato per la prima volta in Europa (quattro volumi nell’edizione originaria), è subito diventato un caso letterario, conoscendo un incredibile successo di critica e di pubblico: oltre 300.000 copie sono state vendute solo in Francia e l’opera è stata poi tradotta in moltissimi paesi. Attualmente Persepolis è una lettura obbligatoria in circa 250 università degli Stati Uniti, compresa la presigiosa West Point University.
In Italia la graphic novel è stata pubblicata da Sperling & Kupfer.
Il successo, però, ha comportato per l’autrice la chiusura definitiva delle porte del suo paese d'origine.
La disegnatrice ora vive a Parigi, ma viaggia in continuazione, recandosi spesso anche negli Stati Uniti, benché non sia mai stata troppo tenera quando parla di quella nazione. In più occasioni ha, infatti, criticato aspramente l'intervento americano in Iraq e il cinismo che si cela dietro quella guerra.
Persepolis è stato il primo fumetto iraniano pubblicato in Occidente. Attraverso una vicenda autobiografica, la Satrapi racconta la storia del suo paese, nel momento del passaggio da società secolare a stato islamico e lo fa in maniera avvincente e raffinata, intrecciando i momenti drammatici che coinvolgono la storia recente a piccole vicende di vita quotidiana, dove non manca mai uno sguardo ironico sulla realtà.
Il racconto inizia nel 1980, quando l'autrice aveva appena dieci anni e frequentava una classe mista in una scuola francese e laica di Teheran. Con la deposizione dello Scià e l’affermarsi della rivoluzione islamica degli ayatollah, la realtà dell'Iran cambia radicalmente e la piccola Marjane assiste al progressivo imporsi dell'estremismo religioso, si ritrova ad indossare il velo e ad essere separata dai compagni maschi. Dopo lo scoppio della guerra con l’Irak (1980-1988), i genitori, laici e progressisti, decidono di mandarla a studiare all’estero.
A Vienna e Strasburgo, però, proprio come a Teheran, la ragazza, ormai adolescente, si scontra con l'incomprensione generata dalle differenze culturali.
Disegnato in bianco e nero, con uno stile semplice quasi naif, il romanzo a fumetti di Marjane Satrapi non è solo un racconto ben strutturato e appassionante, ma anche uno straordinario documento sull’Iran contemporaneo, utilissimo per descriverne la situazione politica e culturale molto più efficacemente di tanti saggi paludati.
La storia sociale dell'Iran diventa, quindi, storia sociale dell’Europa, un continente di cui vengono messe in mostra tutte quelle contraddizioni affioranti ogni volta che si trova a confrontarsi con la diversità culturale.
La Satrapi riesce, infatti, a farci comprendere cosa significhi l’integralismo religioso islamico, quali conseguenze comporti nell’ambito della vita di tutti i giorni, ma soprattutto ci mostra come, anche all'interno di un paese spesso definito “la culla di ogni integralismo”, le posizioni siano molto variegate e, in alcuni casi, fortemente contrarie al regime.
Il segno grafico essenziale e il tono sempre un po’ disincantato della narrazione, si rivelano estremamente adatti non solo per rappresentare le situazioni minimali, ma pure per descrivere gli accadimenti più drammatici senza mai scadere nella retorica o nell’eccessiva enfasi. La disegnatrice iraniana è abilissima nel descrivere gli avvenimenti politici attraverso i riflessi che essi hanno avuto nella vita della gente comune e parla sia delle costrizioni imposte dall'integralismo alle singole persone, sia dei dubbi, delle riflessioni, delle istanze di libertà e progresso che si animano all’interno di una contesto sociale e culturale che, in Occidente, viene spesso rappresentato in maniera sbagliata con semplificazioni e generalizzazioni eccessive. Così, a fonte della descrizione di un potere dal largo seguito popolare, nell' opera della Satrapi, trovano spazio anche vicende e comportamenti individuali che nascono e si sviluppano all’insegna della resistenza e dell’opposizione politica. Persepolis ha, insomma, il pregio di rappresentare in maniera efficace la complessità di una cultura, dove anche chi combatte l'integralismo islamico rivendica, comunque, il diritto ad essere protagonista della propria storia, e, magari, non rinuncerebbe a impegnarsi per evitare che il proprio paese cada nel dominio degli invasori stranieri, americani o inglesi, come è avvenuto quasi settant'anni fa.
Allo stesso modo di Maus di Art Spiegelman, anche con le opere della Satrapi, il fumetto si conferma il più internazionale ed incisivo dei codici espressivi. Bisogna prendere atto di un profondo cambiamento, che investe tutto l’ambito della narrativa contemporanea e coinvolge soprattutto quei paesi, finora, sempre rimasti ai margini della produzione e del dibattito culturale. All’interno di questo processo la narrativa per immagini è destinata a svolgere un ruolo importante. Da un lato, infatti, è la forma espressiva che meglio di altre riesce a convogliare ed assorbire l’enorme patrimonio rappresentato dalla tradizione orale di molte nazioni (si pensi a quelle in via di sviluppo dell’Africa o dell’America latina, per esempio); dall'altro perché l’immediatezza del linguaggio delle immagini ha giocato e continua a giocare un ruolo importante in vari ambiti, anche estranei a quello prettamente narrativo, che vanno da quello dell’apprendimento scolastico, all’informazione, fino a coinvolgere il dibattito politico.
In un momento storico in cui si fa più pressante l’esigenza del confronto tra Oriente e Occidente, è proprio dal fumetto che arrivano segnali importanti, che fanno comprendere come, a volte, le distanze tra culture apparentemente lontane, non siano, in realtà, così abissali.
La graphic novel di Marjane Satrapi ha avuto una trasposizione cinematografica di successo ad opera della stessa autrice e di Vincent Paronnaud.
Presentata al Festival di Cannes 2007, ha ricevuto il Premio della Giuria. Il film, realizzato in animazione tradizionale, ha mantenuto il rigoroso bianco e nero dell’opera grafica, ponendosi in decisa controtendenza rispetto al cinema d’animazione digitale e in “3 D”. I personaggi del fumetto sono stati doppiati da un terzetto d' attrici, che rappresentano tre differenti generazioni del cinema francese: Chiara Mastroianni (voce di Marjane), Catherine Deneuve (madre di Marjane nella finzione filmica e madre di Chiara Mastroianni, nella realtà) e Danielle Darrieux (la voce della nonna). Nella versione italiana le doppiatrici, assai efficaci, sono state Paola Cortellesi, Licia Maglietta e Miranda Bonansea.
Nel 2005, al Festival del Fumetto di Angoulême è stato premiato un nuovo volume della Satrapi, Il pollo alle prugne, storia di un uomo che perde progressivamente interesse alla vita. Un’opera che esce fuori dall’autobiografismo e realizza un’acuta metafora sulla stagnazione del riformismo iraniano.
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