| CAHRLES SCHULZ |
Autore: Bepi Vigna |
Tra i meriti di Cahrles Schulz non
c’è stato solo quello di averci divertito per mezzo secolo
con le storielle di Charlie Brown e compagni, ma anche quello di aver
contribuito a far crescere il fumetto nella considerazione degli intellettuali.
Se oggi i comics sono ritenuti un prodotto culturale e, nelle migliori
espressioni, una forma artistica a tutti gli effetti, lo si deve in gran
parte a lui, che nel dopoguerra fece tanto per far rinascere il fumetto
umoristico statunitense, riportandolo ai fasti delle origini.
I primi schizzi della sua striscia erano dentro uno dei tanti plichi che
vennero recapitati agli uffici dell’United Feature Syndacate nel
1950. I giornali, in quel periodo, stavano puntando molto sul fumetto
per contrastare la concorrenza del cinema e della televisione. Soprattutto
proliferavano le strisce poliziesche e di spionaggio. Chissà chi
fu l’anonimo redattore che restò colpito da quelle storielle
interpretate da bambini?
S’intitolavano L’il Folk, quelle strisce, ma i dirigenti del
Syndacate, decisero di cambiare il nome in Peanuts, ovvero Noccioline.
Schulz ci rimase male, ma accettò di buon grado. In fondo, per
lui, essere preso in considerazione era già un risultato insperato.
Poi le cose andarono ben oltre le sue aspettative.
Nato il 26 novembre del 1922 da un barbiere di origine tedesca e una casalinga,
Charles Monroe Schulz aveva imparato a disegnare seguendo un corso per
corrispondenza. Allo scoppio della guerra era stato richiamato sotto le
armi e spedito a combattere in Europa. Aveva partecipato alla liberazione
della Francia e all’occupazione della Germania. Una volta congedatosi,
nel 1946, aveva fatto ritorno nella nativa Minneapolis, dove per campare
aveva trovato impiego come insegnante di disegno.
Di certo, in quegli anni non immaginava che presto la sua vita sarebbe
cambiata e che i suoi pupazzetti dalla testa grande, tratteggiati con
pochi semplici tratti, sarebbero divenuti i capostipiti di una nuova generazione
di fumetti.
Cosa fece Schulz di straordinario? Trasformò l’universo dell’infanzia
in un microcosmo dove erano riprodotti tutti i conflitti psicologici presenti
nella società del benessere.
La comicità era condotta su livelli più intellettuali rispetto
ad altre strips: nei personaggi che popolano le sue vignette si ritrovano
tutti i problemi degli adulti. Anche se questi non si affacciavano mai
nelle storie, di essi si percepiva spesso la presenza dietro le quinte.
Il linguaggio grafico è lineare, impostato fin dalla prima striscia
su una quartina di vignette, con personaggi inquadrati all’altezza
degli occhi, sempre in campo medio (mai campi lunghi o primi piani). All’inizio
gli scenari erano curati, ma poi si sono semplificati fino a diventare
puri elementi di bilanciamento grafico, a favore di una maggior concentrazione
sui personaggi.
All’inizio il protagonista delle strips era Charlie Brown, spesso
affiancato dall’amico Shermy, che aveva funzioni di spalla, e dalle
due petulanti compagne Violet e Patty. In seguito questi personaggi di
contorno ridussero le loro apparizioni e vennero alla ribalta nuovi comprimari,
quali Lucy, Linus, Sally, Piperita Patty, Pig Pen, Schroeder, ma soprattutto
il cane Snoopy, divenuto la grande, vera star della striscia umoristica.
Prima dei Peanuts il mondo dei bambini era fatto di burle e monellerie.
I personaggi ricalcavano per lo più i modelli tracciati all’inizio
del secolo dai Katzenjammer Kids (in Italia Bibì e Bibò),
di Rudoplh Dirks e dal Buster Brown di Richard F. Outcault. Un personaggio
coetaneo di Charlie Brown, è Dennis The Menace (in Italia ribattezzato
Totò Tritolo), di Hank Ketcham, che non si discosta dallo stereotipo
della piccola peste che fa dannare gli adulti.
Ma in passato c’erano stati anche Little Nemo di Winsor McCay e
Barbnaby di Crockett Johnson. Proprio questi due personaggi - molto diversi
tra loro, ma con un comune denominatore rappresentato dalle connotazioni
psicanalitiche che assumevano le loro storie - possono essere considerati
i più diretti antenati dei Peanuts.
La psicanalisi, a partire dagli anni Cinquanta, negli Stati Uniti era
diventata una pratica di massa. Era dunque naturale che svolgesse un ruolo
fondamentale anche nei fumetti di Schulz, che di quella stessa società
erano uno specchio fedele. Tutti i personaggi dei Peanuts, infatti, non
fanno altro che rappresentare un preciso tipo psicanalitico: Charlie Brown
è la persona mediocre e frustrata che non ha la minima stima di
sé; Linus è il nevrotico che ha bisogno di aggrapparsi della
coperta per vincere la propria insicurezza; Frieda, è quella che
cerca di superare le proprie insicurezze menando vanto dei suoi riccioli
naturali; Schroeder è il genio che si astrae dalla realtà
concentrandosi nella propria arte. E poi c’è Lucy, che la
psicanalisi la esercita in un chiosco allestito sul marciapiede, facendosi
pagare cinque cents a seduta.
Forse non avrebbero avuto lo stesso successo i fumetti di Schulz se egli
non fosse stato così abile da operare una trasformazione grafica
dei characters, per renderli più leggibili e immediati, in alcuni
casi modificando in maniera rilevante la loro stessa struttura fisica
(come nel caso di Snoopy).
La commedia umana rappresentata da Charlie Brown e compagni ha così
raggiunto prestissimo livelli di autentica poesia. E’ come se in
essa avessero trovato un punto d’incontro il lirismo e la semplicità
narrativa di un fumetto come Krazy Kat di George Herriman e il filone
dell’umorismo critico e sociale di Jules Feiffer.
Nel giro di qualche anno, da quel fatidico 1950, Schulz venne travolto
dal successo. Gli arrivarono contratti pubblicitari, proposte per film
d’animazione, richieste di gadgets di ogni tipo. I suoi disegni
originali raggiunsero quotazioni da capogiro e lui iniziò a guadagnare
dollari a palate. E’ stato, forse, il cartoonist più pagato
del mondo, l’ennesimo simbolo del sogno americano.
Nel 1955 la National Cartoonist Society assegnò al disegnatore
il prestigioso premio Reuben. Negli anni Sessanta la navicella di comando
e il modulo lunare della missione spaziale Apollo 10 vennero battezzati
Charlie Brown e Snoopy; a Brodway vennero messe in scena due commedie
musicali che avevano per protagonisti i Peanuts.
Nel 1990, per i quarant’anni dei suoi personaggi, Schulz ha ricevuto
a Parigi l’onorificenza di “Chevaliers des Arts et des Lettres”
e al Louvre è stata inaugurata una sua grande mostra.
Poi nel novembre del 1999, la diagnosi di una malattia terribile e l’annuncio
che avrebbe smesso di lavorare, perché si sentiva come se, da un
momento all’altro, tutta la sua abilità nel disegno gli fosse
stata sottratta.
“Sono contento di essere vissuto abbastanza a lungo da vederne di
tutti i colori” ha dichiarato nella sua ultima intervista radiofonica,
pochi giorni prima di morire.
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