
E’ sfigatissimo con le ragazze, è costantemente angariato dal capo ufficio, viene preso in giro dai colleghi di studio ed è afflitto da un forte senso di colpa a causa della morte di uno zio. La puntura di un ragno radioattivo lo ha dotato di super poteri, ma lo ha anche condannato a una vita da diverso. E’ antipatico alla gente e non ha buoni rapporti con gli altri supereroi. Stiamo
parlando di
Spider-man, naturalmente, in Italia
conosciuto come
Uomo Ragno, il
più significativo eroe nato dalla fantasia di Stan Lee e
Steve Ditko, nell’ormai lontano 1961.
La grande idea di Stan Lee per conquistare il pubblico fu quella
di rendere più umani i supereroi, per favorire così
una maggiore identificazione da parte dei lettori. E allora via
a personaggi che, una volta tolta la maschera, erano nevrotici,
antisociali, sfortunati, con vicende familiari da incubo.
Quello che Stan Lee in realtà aveva previsto era che, per
molti lettori americani, il lato privato degli eroi era molto più
interessante della loro immagine pubblica. E così, in molti
casi, le buone e sane storie d’azione di un tempo si trasformarono
in melense telenovelas, dove ogni tanto l’eroe sospirava e
piagniucolava per i fallimenti della propria vita e, per dimenticare,
liquidava a cazzottoni il super cattivo di turno.
Ma torniamo all’Uomo
Ragno. Stan Lee dovette lottare duramente per imporre
il suo personaggio agli altri responsabili della Marvel. Il nome,
innanzitutto, suscitava perplessità: “La gente lo odierà
perché la gente odia i ragni”, fu una delle prime obiezioni.
E ancora: “E troppo giovane, non è imponente e forte,
non è credibile un personaggio con una zietta che gli fa
da balia... Non funzionerà mai!”

Sono passati parecchi anni da allora e il ragazzo continua ad arrampicarsi sui muri con notevole successo, tanto che le sue strisce appaiono ancora su quasi cinquecento giornali nel mondo.Negli anni Sessanta, lo stile del disegnatore Steve Ditko appariva piuttosto inconsueto per le storie di un supereroe, dato che risultava vagamente caricaturale. Tuttavia, si rivelò perfettamente congeniale a un personaggio contraddittorio come
Spider-man. Ditko continuò a occuparsi del personaggio fino al giugno del 1966, cedendo poi il passo ad altri disegnatori, tutti molto bravi, ma privi della sua originalità, se si esclude John Romita. Proprio quest’ultimo, a partire dal 1977, realizzerà anche la maggior parte delle strisce quotidiane. Romita, che era stato uno specialista dei fumetti rosa, traghettò il personaggio fuori dall’adolescenza.
Peter Parker, che intanto aveva lasciato il liceo per iscriversi alla Empire State University, iniziò sempre più a rispecchiare lo spirito dell’America della fine degli anni Sessanta, con le contestazioni nei campus universitari e le marce per la pace. In una storia lasciava anche la vecchia casa di famiglia per andare a vivere in un appartamento con un collega di università,
Harry Osborne (che tra l’altro, era figlio di
Goblin, uno dei suoi acerrimi nemici). In un’altro episodio, un suo collega partiva per il Vietnam e nelle tavole compariva un compagno di studi di colore,
Randy Robertson.
Nel 1971 l’
Uomo Ragno dovette anche aiutare
Harry Osborne a uscire dal tunnel della droga, ma il Comics Code Authority, il ferreo comitato di censura statunitense, negò alla pubblicazione il timbro d’approvazione. La Marvel decise di distribuire ugualmente la storia, una scelta coraggiosa che sorprese tutti.
Fin dal primo anno, vista la favorevole risposta del pubblico, Stan Lee aveva pensato di dar vita a degli speciali annuali, con storie più lunghe del solito, dove l’eroe veniva messo a confronto con situazioni inusuali.
Nel primo
annual, l’
Uomo ragno si trovò addirittura a combattere contro sei dei suoi più folli nemici.
Un altro grande e pubblicizzatissimo avvenimento fu l’incontro tra l’
Uomo Ragno e
Superman, il padre di tutti i supereroi dei comics americani. Accadde nel 1976 e fu la prima volta che la Marvel e la DC Comics, ovvero i maggiori colossi editoriale del fumetto made in USA, fecero incontrare due personaggi delle rispettive scuderie.
Nella metà degli anni Ottanta, la Marvel annunciò l’inizio di una saga pomposamente intitolata
Marvel Superheroes Secret Wars e presentata come il più grande avvenimento editoriale nella storia del fumetto statunitense. L’
Uomo Ragno veniva dotato per l’occasione di una nuova divisa: non più la vecchia tuta rossa e blu che lui stesso si era cucito con le sue mani, ma un rivoluzionario costume nero. La particolarità era che, la nuova veste, era in realtà un... organismo vivente di origine aliena! L’eroe entrava in simbiosi fisica e mentale con l’essere che aveva addosso. Il problema fu che ai lettori il nuovo
Uomo Ragno non piacque e, così, gli sceneggiatori furono costretti a sacrificare il nuovo look.
La vita sentimentale di
Peter Parker è stata estremamente travagliata. Nelle prime storie, quando prova a corteggiare le odiose compagne di università Sally e Liz, riceve solo rispostacce e insulti. La smorfiosa
Betty Bryant lo scaricava perché era eccessivamente timido (ma la verità è che lui cercava solo di nascondere la sua identità segreta).
Gwen Stacey, di cui era innamoratissimo, gli morì tra le braccia, senza che lui potesse far nulla per salvarla. Anche la storia d’amore con
Mary Jane Watson, all’inizio è stata decisamente tumultuosa, ma alla fine Parker è riuscito a portare all’altare la fanciulla.
La galleria dei nemici di
Spider-man è, com’è naturale, ricchissima di personaggi pittoreschi: dall’alato
Avvoltoio, al macabro
Mysterio, dal folletto verde
Goblin, al bestiale
Kraven il Cacciatore; dal terribile
Uomo Sabbia, al potente
Dottor Octopus.
Tra gli antagonisti, ma di un genere totalmente diverso, sono da annoverare anche alcuni compagni di studi di
Peter Parker, quelli che non perdono occasione per deriderlo e umiliarlo. Gente come il brillante e sbruffone
Flash Thompson delle prime storie (il quale non immagina che Peter sia in realtà l’
Uomo Ragno, il suo idolo di sempre). Oppure
Jolly Jonah Jameson, il collerico direttore del “Daily Bugle”, il giornale per cui Peter lavora come fotoreporter. Puritano e conservatore, Jameson mostra disprezzo verso chiunque non la pensi come lui.
L’imbranato
teen-ager degli anni Sessanta è oggi un uomo maturo, più sicuro di sé e un po’ meno ingenuo; negli anni ha subito diverse trasformazioni, ma non ha mai perso quelle caratteristiche che ce lo fanno sentire vicino, uno di noi. Ed è per questo che continua a piacere.