| FERDINANDO TACCONI |
Autore: Bepi Vigna |
Qualche anno fa, il disegnatore americano Mike Mignola, in occasione di una sua visita in Italia, confessò di considerare tra i suoi fondamentali maestri un grande artista italiano di cui, però, in USA si trovava pochissimo (e, infatti, chiese all’amico Nicola Mari di spedirgli a New York tutto il materiale possibile).
L’artista in questione era Ferdinando Tacconi, di cui anche altri autori statunitensi, come Howard Chaykin per esempio, si sono sempre dichiarati grandissimi ammiratori.
Tacconi, milanese, nato nel 1922, ha iniziato la sua carriera di illustratore nel dopoguerra, lavorando per settimanali femminili, quali “Confidenze di Liala” e “Grazia”. Successivamente è approdato al fumetto, dapprima con l’editore Pasquale Giurleo, per il quale ha disegnato Jack il Pilota, Miss Diavolo e Morgan il Pirata e, poi, per i fratelli Torelli, realizzando le storie di Nat del Santa Cruz e Sciuscià, su testi di Tristano Torelli e Giangiacomo Dalmasso. In quegli anni, insieme a Didi Coppola, Franco Paludetti e Antonio Cubbino, Tacconi aprì uno studio col quale collaborava anche sua moglie Lidia.
Grazie ai colleghi Rinaldo Dami e Giorgio Bellavitis, che si erano stabiliti a Londra, Tacconi venne in contatto con Charles Chilton, autore del programma radiofonico Journey in the Space, di cui Chilton intendeva realizzare una versione a fumetti. Il disegnatore milanese iniziò, così, a lavorare con la Amalgamated Press, poi divenuta Fleetway Publications, editrice specializzata in fumetti di guerra.
Tacconi si trovava particolarmente a suo agio nel genere, soprattutto nelle storie di carattere aviatorio, non solo perché poteva far risaltare la minuzia descrittiva del suo tratto, ma anche perché il volo era ed è la sua grande passione. "Fin da ragazzo", ha dichiarato una volta, "stavo ore e ore col naso all’aria, in lunga e paziente attesa di vedere gli atterraggi e i decolli dei Fokker delle prime linee aere... e sognavo di entrare in quel mondo!"
In quel mondo, il disegnatore c’è poi entrato con le sue illustrazioni di aerei, riprodotti sempre con attenta precisione tecnica.
Negli anni Settanta, Tacconi iniziò la sua collaborazione con il “Corriere dei Ragazzi”, per cui disegnò, diverse storie brevi e, su testi, di Alfredo Castelli, la serie Gli Aristocratici, che venne pubblicata anche all’estero, in Francia e Germania. Lavorò anche per la Edifumetto di Renzo Barbieri, realizzando storie per adulti. Successivamente il disegnatore ritornò ai fumetti di guerra, realizzando per “Il Giornalino”, La Storia della II Guerra Mondiale, su sceneggiature di Gino D’Antonio. Con quest’opera (che nel 1989 l’editore Bonelli ha riproposto in una nuova edizione in otto volumi), i due autori hanno raccontano gli eventi bellici che vanno dall’invasione della Polonia da parte delle truppe del Terzo Reich, fino alla caduta di Berlino. I singoli episodi non sono collegati tra loro, ma costituiscono un grande affresco, pregevole sia per la qualità della realizzazione, sia per l’attenzione alla realtà storica. L’opera risulta così un felicissimo esempio di fumetto didattico che, pur avvalendosi anche di tavole didascaliche riassuntive dei principali avvenimenti, si mantiene estremamente avvincente e coinvolgente.
Sempre in coppia con D’Antonio, Tacconi ha realizzato, per la rivista “Orient Express”, la serie Mac lo Straniero; per la Cepim di Bonelli ha disegnato due volumi della collana Un Uomo un’Avventura: L’Uomo del deserto e L’uomo di Rangoon. La collaborazione con Sergio Bonelli è continuata poi sulle serie popolari Dylan Dog e Nick Raider.
Gli aspetti peculiari dello stile di Tacconi sono la nitida eleganza delle figure - tracciate con estrema sintesi grafica e inquadrate sempre con taglio moderno - e l’uso sapiente dei chiaroscuri, che conferiscono un’accattivante plasticità alle immagini. Il suo disegno può essere visto come uno stile di transizione, una sorta di “anello mancante”, tra quello classico dei comics avventurosi alla Alex Raymond e quello più tardo dei maestri della cosiddetta "linea scura", quali Douglas Sickles, Milton Caniff, Alex Toth, Will Eisner.
Ma per quanto maggiormente ha espresso nel campo della narrativa a fumetti, Tacconi aspira a essere ricordato per ciò che ha fatto e continua a fare nell’illustrazione aviatoria. In particolare, i suoi quadri che ripercorrono la storia del volo, dai primi palloni aerostatici ai moderni jet, sono una delle realizzazioni più sorprendenti e affascinanti del disegnatore milanese. Coloro che hanno avuto la fortuna di visitare la mostra allestita qualche tempo fa al museo dell’aeronautica Gianni Caproni di Trento, o l’ampia personale allestita a Roma nell’ambito di Expocartoon, hanno potuto rivivere attraverso le opere di Tacconi il fascino eroico di un’epopea tesa alla conquista della più affascinante ambizione che l’uomo, da sempre, abbia mai coltivato: il sogno di volare. In questo senso, il suo è uno straordinario percorso iconografico dal mito di Icaro ai progetti di Leonardo, sino ad arrivare agli aerei supersonici dei nostri giorni, come i Tornado e gli Stealth, di tragica attualità.
Proprio per queste opere splendide, senza nulla togliere al resto della sua magistrale produzione, il disegnatore milanese si è meritato il titolo di "Signore del Volo".
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