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Autore: Bepi Vigna |
In Francia, all’indomani della morte di Hergé, anche un giornale come “Liberation” rese grandi onori al disegnatore, riconoscendone l’indiscusso talento e il ruolo fondamentale avuto nell’evoluzione della “nona arte”. Michel Serre, su “Le Monde”, scrisse: “Non so se nella mia vita ho mai conosciuto un altro genio come lui!”
Ma ci fu chi puntò l’indice accusatore contro Hergé, ricordando soprattutto l’amicizia che ha unito il disegnatore a Leon Degrelle, il fondatore del movimento di estrema destra Rex, messo fuori legge nel dopoguerra.
Effettivamente, Hergé e Degrelle erano molto legati e qualcuno non mancò di ricordare che, nei suoi ultimi anni, il disegnatore faceva spesso visita all’amico, esiliato a Madrid.
I due avevano debuttato insieme, ancora giovanissimi, sul quotidiano cattolico e integralista di Bruxelle, “Le Vingtiem Siecle”, diretto dall’abate Norbert Wallez, personaggio anticonformista e carismatico. Era il 1927 e Degrelle si era già fatto conoscere per aver scosso il conformismo degli ambienti cattolici con inchieste sulla condizione operaia e con articoli in cui auspicava “la mobilitazione degli animi e delle energie” e dove proclamava la necessità di subordinare gli interessi individuali a quelli della comunità nazionale.
Hergé curava la grafica del supplemento artistico e letterario del quotidiano, ma poi l’abate Wallez gli affidò la direzione del nuovo supplemento per i giovani, “Le Petit Vingtieme” (una sorta di “Corriere dei Piccoli” belga). Proprio sulle pagine di questo nuovo giornalino, il 10 gennaio del 1929 apparve la prima storia di Tintin, intitolata Tintin nel paese dei soviet. Il protagonista era un giovane reporter, che si recava nello sconosciuto (per quegli anni) mondo comunista. L’unica fonte di documentazione utilizzata da Hergé per scrivere la storia fu un testo dichiaratamente antibolscevico, il romanzo di Joseph Douillet intitolato Moscou sans Voiles, del quale vennero riadattati, in chiave ironica, interi capitoli.
Caratterizzato da una testa tonda, sormontata da un improbabile ciuffo perennemente dritto e vestito quasi sempre nello stesso modo con giacca o maglione e pantaloni alla zuava, Tintin rappresenta il prototipo dell’eroe puro e incorrotto. La sua età è imprecisata, la si potrebbe definire uno stadio intermedio tra l’adolescenza e la maturità, così come vaga resta la sua professione: viene presentato come un reporter, ma, in realtà, si comporta piuttosto come un poliziotto, sempre pronto a gettarsi nella mischia per combattere contro ogni forma di ingiustizia e di sopruso.
Nell’ideare il personaggio, Hergé si era ispirato sicuramente all’amico Degrelle. Questi, quando apparve la prima avventura di Tintin, si trovava in Messico per scrivere un avventuroso reportage commissionatogli da Wallez. Al ritorno dall’America, Degrelle portò ad Hergé un pacco di giornali sui quali erano pubblicati diversi fumetti, tra cui anche le strisce di Jiggs e Maggie (in Italia conosciuti come Arcibaldo e Petronilla), alle quali il disegnatore si ispirò per affinare il suo tratto.
Con le storie successive, mescolando avventura e umorismo, Hergé elaborò uno stile narrativo molto rigoroso e lineare, basato su una serie di interrogativi da sciogliere via via e dove azione e gags umoristiche erano alternate sapientemente. Al protagonista e al suo cane Milou, si unirono presto altri riusciti personaggi: il capitano Haddock, il professor Tournesol, la cantante lirica Bianca Castafiore, il duo di poliziotti Dupont e Dupond.
Il segno semplice, nitido, privo di tratteggio, ma estremamente espressivo, rifletteva la chiarezza della narrazione, inaugurando quella corrente stilistica, che, in seguito (anche grazie all’apporto di artisti quali Bo De Moor, Jacques Martin e soprattutto Edgar Pierre Jacobs), sarebbe stata denominata “linea chiara”.
Se Tintin nel paese dei soviet è indubbiamente una satira estremamente feroce, per quanto anche grossolana, sulla Russia comunista, un giudizio ancora più severo è però quello che il disegnatore esprime sull’America capitalista e imperialista, descritta in alcune storie successive (Tintin in America, L’orecchio mozzato).
Infatti, fin dalle prime avventure di Tintin, si evidenzia la volontà di Hergé di superare il tradizionale antagonismo ideologico tra comunismo e capitalismo, per aderire a una linea di pensiero, comune a molti giovani della sua generazione, che ricercava una “terza via”. Alcuni, poi, tra cui Degrelle, questa terza via credettero di trovarla nel fascismo, ma questo è un altro discorso.
Ciò che, in realtà, emerge in maniera evidente, nell’opera di Hergé non sono certo degli ideali filo nazisti, ma piuttosto un generale atteggiamento terzomondista. Egli è solidale con i popoli africani delle colonie, con i pellerossa, con i cinesi. Nell’avventura intitolata Tintin nel paese dell’oro nero, riesce anche a riassumere, con grande oggettività, i prodromi del primo conflitto arabo-israeliano.
Ha scritto tempo fa Bruno Frappat, su “Le Monde”: “Nell’opera di Hergé, c’è la perpetua ricerca di una purezza impossibile!” Secondo Lucien Chanteloup, nei disegni di Hergé trova espressione un idealismo pittorico, finora poco studiato: “I ghiacciai dell’avventura intitolata La stella Misteriosa, le immensità siderali dell’episodio sulla Luna, le nevi immacolate della storia ambientata in Tibet, sono quelle di un paesaggio favolistico perseguitato dal candore dell’ultima Thule”.
Quando vi fu l’invasione tedesca del Belgio, “Le Vingtième Siècle”, così come molti altri quotidiani, dovette chiudere. Le avventure di Tintin proseguirono però su “Le Soire” e sul suo supplemento per ragazzi. Una volta terminata la guerra, gli alleati allontanarono dal giornale tutti coloro che vi avevano collaborato durante gli anni dell’occupazione. Anche Hergé subì l’epurazione e, per qualche tempo, restò senza lavoro. Nessuno si ricordò, però, che tra i suoi lavori minori, vi era anche un fumetto satirico intitolata Monsieur Bellun, realizzato intorno al 1939, dove il il bersaglio preferito era Adolf Hitler.
La riabilitazione di Hergé avvenne grazie al grandissimo successo che ebbe Tintin soprattutto a partire dal settembre del 1946, quando l’editore Raymond Leblanc decise di varare un nuovo settimanale dedicato al personaggio, affidandone la direzione artistica al disegnatore.
Inoltre, l’editore Casterman iniziò a ripubblicare in volume le storie originariamente apparse a puntate sui giornali. Le riedizioni estremamente curate, a colori e con le vignette rimontate e ritoccate con una cura maniacale, permisero al personaggio di mantenere la sua freschezza e di conquistare nuovi lettori.
In fatto di popolarità i personaggi di Hergé, sono secondi solo a Topolino e a gli altri eroi della Disney.
Attualmente esistono traduzioni di Tintin in ogni lingua, compresa l’ araba, la finlandese, la indonesiana, la swaili, la basca e i dialetti malesi. Ad oggi sono stati venduti complessivamente più di 170 milioni di copie di albi firmati da Hergé. Una statua in cera del suo personaggio figura nella collezione del museo Grévin di Parigi. Oltre a essere comparso in numerose serie radiofoniche e televisive e in diverse serie animate, Tintin, impersonato dall’attore Jean-Pierre Talbot, è stato anche protagonista di due veri film: Tintin et le mystére de la toison d’or (1962) e Tintin et les oranges bleues (1964), diretti rispettivamente da Jean-Jacques Vierne e da Philippe Condrayer.
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