| ROMEO TOFANETTI |
Autore: Bepi Vigna |
Romeo Toffanetti ha fatto parte del primo originario staff di disegnatori di "Nathan Never", quel gruppo di artisti giovani e bravi che, un tempo, tutti ci invidiavano (c'erano anche Nicola Mari, Claudio Castellini, Germano Bonazzi, Roberto De Angelis, Stefano Casini, ovvero il meglio di una generazione). Lui era uno di quelli dallo stile più tradizionale e, quindi, subito gradito ai lettori bonelliani, che ne apprezzavano soprattutto la china pulita e l'efficace taglio delle vignette.
Ma l'immagine che di Toffanetti emerge dai lavori bonelliani è decisamente parziale, perchè dietro il solido disegnatore realistico si cela un artista vero, curioso e desideroso di sperimentare nuove invenzioni grafico-espressive, anche al di là del fumetto.
Nato a Buenos Aires, il 2 settembre del 1963, Romeo vive e lavora a Cordenons, vicino a Pordenone. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, ha iniziato a illustrare libri per l'infanzia e, poi, nel 1984, si è accostato al fumetto, partecipando al Concorso Nazionale di Prato. La sua storia, intitolata "La porta sul buio", venne lodata per il tratto sicuro e l'ottima grafica. Alfredo Castelli la segnalò su IF, la rubrica che curava sulle pagine di Eureka.
Il vero esordio di Toffanetti nel fumetto, avvenne però nel 1985, sul numero 30 di Orient Express, dove apparve "La vendetta", una storia sceneggiata da Ricardo Barreiro. Ed è un'altra coincidenza che il primo lavoro professionale di un disegnatore friulano nato a Buenos Aires, sia stato realizzato in collaborazione con un argentino, all'epoca molto attivo anche da noi, su "LancioStory" e "Skorpio".
Dopo "Orient Express", Romeo si cimentò anche nel fumetto umoristico, realizzando, per "Il Messaggero dei Ragazzi", "Alex il Britanno", su testi di Barison.
Poi ci fu l'approdo alla "Bonelli", la casa editrice che ha fatto la storia del fumetto italiano degli ultimi quarant'anni.
Nel 1989, tra le prove per la nuova, attesissima, testata fantascientifica, di cui ancora non era chiaro il nome (si pensava a "Nathan Nemo") c'erano anche delle tavole di Toffanetti, che vennero approvate senza discussioni.
Per un autore italiano lavorare per la Bonelli rappresenta una sorta di consacrazione, la consapevolezza di essere diventato un vero professionista. L'esordio di Romeo su "Nathan Never" è avvenuto con il numero 5, intitolato "Forza invisibile" (testi di Medda). Sono seguiti: "Buffalo Express" e "Le Terre Morte" (NN nn. 34 e 35 , testi di Medda), "Contagio" (NN n. 48 , testi di Vigna), "La mente che uccide" ("Agenzia Alfa" n. 1, testi di Vigna), "La dama di ghiaccio" (NN n. 94, testi di Ruju), "La città sotterranea" (NN n. 112, testi di Vigna), "Network" (NN n. 121, testi di Vigna).
In questi anni, però, Toffanetti ha realizzato anche illustrazioni a colori, ha dipinto quadri, ha scritto la sceneggiatura di alcuni film.
L'altra faccia dell'artista è rivelata dalla sua attività come pittore e illustratore, evocatore di atmosfere rarefatte e suggestive.
Nelle campagne fissate nella luce irreale che annuncia e segue i temporali, nelle tenui visioni rubate ai ricordi di una Buenos Aires per niente oleografica, ma anche nelle illustrazioni che trasportano Pordenone, la sua città, in un futuro dove la tecnologia si colora di decadenza, Toffanetti imprime una sua personale visione poetica fatta di estrema attenzione al dettaglio e agli oggetti e, allo stesso tempo, di un garbato pudore nel mettere a nudo emozioni e sentimenti.
Si ha come l'impressione che sulla superficie delle sue immagini, vi sia sempre sospeso qualcos'altro, un elemento misterioso e impercettibile, che dell'immagine vela i significati più profondi.
Nei paesaggi sono spesso assenti le figure umane, quasi che esse possano fuorviare da una percezione autentica o suggerire con troppa forza ciò che meglio può essere colto nelle sfumature o nei particolari.
Proprio questo gioco di nascondere e rivelare è la chiave del fascino malinconico delle opere di Toffanetti, davanti alle quali tornano alla mente le immagini del regista Andreij Tarkowsky (quelle fotografate da Giuseppe Lanci), o le fotografie di Praga di Joseph Sudek.
Nei quadri, come nelle illustrazione e nei fumetti (dove le esigenze narrative non soffocano mai la ricerca di atmosfera), l'artista di Cordenons riesce a realizzare sempre un doppio piano di lettura: quello più razionale e immediato, racchiuso nella plasticità delle figure e quello più arcano e indefinito, ma anche foriero di maggiori suggestioni, contenuto nella scelta delle angolazioni, nelle ombre, nelle luci e nei colori.
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