| ROLAND TOPOR |
Autore: Bepi Vigna |
Era un francese di origini polacche, nato a Parigi il 7 gennaio del 1938. Quando ancora frequentava la Ecole des Beaux Artes, aveva ,esordito nella Revue Bizarre e, qualche anno dopo, si era segnalato con un romanzo inquietante, "Le locataire chimèriqu". Era un libro infarcito di humour macabro, che per il rigore illustrativo e la compostezza dell'assurdo, è quasi una versione letteraria delle opere pittoriche dell'artista. La storia di Trelkowsky, un uomo qualunque che prende alloggio in un piccolo appartamento di un casermone popolare, diventa un incubo, fitto di misteri, paure, accadimenti inspiegabili. Come prigioniero di un incantesimo, il protagonista si trova a subire una lenta mutazione che lo porta a identificarsi con l'inquilina che aveva occupato la casa in precedenza. Una situazione kafkiana che sfocia in un vortice di follia, fino ad un finale inevitabile e inspiegabile. Da questo romanzo, Roman Polansky nel 1976 ha tratto uno dei suoi migliori film: L'inquilino del terzo piano.
Il nome di Topor rimanda immediatamente a uno scenario grafico composto di figure geometriche bizzarre, paradossali associazioni, figure umane grottesche e inquietanti. Nelle sue opere si ha l'impressione che l'inconscio trovi finalmente espressione sulla carta. Le sensazioni che si ricavano osservando i suoi lavori sono le stesse che si provano davanti alle opere di Hieronymus Bosch. I termini che più frequentemente vengono in mente sono "impenetrabile", "sconvolgente", "enigmatico".
Fernando Arrabal, nella presentazione di un importante catalogo che raccoglieva la produzione grafica di Topor dal 1964 al 1974 ("Sogni di Giorno", Mondadori, 1975), ha scritto, come il Topor disegnatore "si limita semplicemente a descrivere la realtà geografica senza dimenticare le minacce occulte".
Topor e Arrabal avevano iniziato a frequentarsi all'inizio degli anni sessanta: insieme al regista Alejandro Jodorowky si trovavano al Cafè de la Paix, nella piazza dell'Operà, dove trascorrevano le serate discutendo di teatro, di arte, di filosofia. L'idea comune di un'arte non dogmatica li portò alla creazione del movimento "Panic", in omaggio al dio Pan, nume dell'amore, dell'humour, della confusione. Ma il nome rimandava anche al senso greco del termine: pan, il tutto.
Con "Panic", le istanze surrealiste venivano portate alle estreme conseguenze e si aveva la totale sconfessione dei parametri acquisiti: tutto era il contrario di tutto.
Nell'ambito teatrale Topor ha scritto per Gerome Savary e il Grand Magic Circus, ha disegnato le scene per "Les Mamellas de Tiresias", di Poulenc (1985) e rivisitato il marchese De Sade con lo spettacolo di marionette "Marquis".
Ma la sua attività artistica ha spaziato anche in campo televisivo e cinematografico con la realizzazione di alcuni cortometraggi e la partecipazione al film di Renè Laloux "Pianeta Selvaggio", premiato al Festival di Cannes nel 1973.
Non si possono neanche dimenticare i manifesti realizzati per "Amnesty International" e una trasmissione televisiva per bambini, che ottenne in Francia incredibili indici d'ascolto.
Apprezzato soprattutto come maestro di umorismo nero, Topor ha collaborato con riviste satiriche quali "Hara-Kiri" e "Charlie".
In Italia i suoi lavori sono apparsi sul "Delatore", il giornale diretto da Bernardino Zapponi (per l'editore Sansoni) e su "Linus" della Milano Libri.
Giovanni Gandini lo volle come grafico per la breve avventura editoriale di "UBU", di cui il disegnatore realizzò una testata dove campeggiava un'inquietante lumaca che scivolava su una lunghissima lingua.
Nel 1981 ricevette il Gran Premio Nazionale per le Arti Grafiche; nel 1990 il Gran Premio della città di Parigi.
In una lettera all'amico Zapponi, Topor, citando Jacques Vachè, scriveva: "L'humour è il sentimento, direi quasi la sensazione, dell'inutilità teatrale e senza gioia del tutto... Tutto può essere senza gioia, ma comico. Solo che, per me, comico non è sempre ciò che diverte".
E ancora: "Io me ne frego del disegno, come me ne frego dei disegnatori che osservano con occhio acuto e divertito la società e notano le gioie, i dolori, le pene e il ridicolo dei loro simili. Non appartengo a quel genere di tipi graziosi e indulgenti. Io sono sporco, sono un sale type che non s'è ancora consolato dello sporco tiro che gli hanno fatto: e ce l'ho con tutti per questo. Dunque perchè disegno invece di usare la dinamite?"
A questa domanda, egli stesso dava una risposta: "Meglio viaggiare in prima classe e desiderare la celebrità, la fortuna e il resto. Ma allora perchè faccio disegni invendibili invece di fare qualcosa di più "prestigioso" come delle immagini sacre, per esempio? Perchè oltre alla celebrità e al resto, vorrei poter dire di me: Che tipo straordinario, com'è intelligente e duro e sensibile! Un tipo davvero formidabile!"
Gusto della provocazione e per il paradosso, nessuna vergogna di evidenziare le contraddizioni. Questo era Topor.
"Un ribelle pieno di speranza", lo ha definito il ministro della cultura francese Philippe Douste-Blazy, "un artista che ha lasciato il segno del suo senso fantastico, della derisione e del tragico, nella letteratura, nella pittura, nella scultura, nel teatro e nel cinema".
Arrabal, ricordandolo ha detto: "Il destino mi ha concesso la fortuna immeritata di conoscere Andrè Breton, Picasso, Beckett, Dalì, Jonesco, Cioran, Ginsberg e numerosi personaggi d'eccezione. Malgrado il loro immenso talento, nessuno di essi ha mostrato la lucidità, la gioiosa generosità, la spumeggiante creatività in tutti i campi, di Topor".
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