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Approfondiamo alcune questioni presenti
in Parole in nuvole incontrando il suo autore Bepi Vigna, che può,
attraverso la sua esperienza e competenza, aiutarci a capire come sta cambiando
il mondo del fumetto nella nostra isola che, negli ultimi venti anni, ha
prodotto un buon numero di professionisti, stimati anche a livello internazionale.
In che situazione si trova, in questo
momento, l’arte del fumetto in Sardegna?
L’attuale scena sarda è stata danneggiata soprattutto dall’arrivismo
e dalla superficialità degli ultimi autori che si sono cimentati
in questo campo. Questi nuovi sceneggiatori e disegnatori hanno usato il
fumetto come trampolino di lancio per altre attività, senza reale
passione: il risultato è stato una produzione volgare, vuota di contenuti,
un puro e semplice esibizionismo. Meglio tacere sui nomi... Per contro,
la Scuola Internazionale del Fumetto è stata una realtà che,
grazie all’ausilio di professionisti come Fabrizio Pani, Roberto Pes
e Francesca Melchiorre, si è opposta con decisione a questa tendenza.
A Cagliari il clima culturale è in uno stato di degrado mostruoso.
La superficialità dilaga sia tra gli autori che tra le forze politiche
insensibili alle manifestazioni artistiche. Si parla del capoluogo sardo
come “capitale culturale del Mediterraneo”, ma si ignorano persino
i settori in cui Cagliari ebbe un ruolo storicamente rilevante. Pensiamo,
ad esempio, come l’arte della illustrazione ebbe, a fine ottocento,
un’importanza estrema nella città, diventando un punto di riferimento
in tale ambito.
Inoltre, comunemente si pensa che la Sardegna, per l’arte del fumetto,
coincida esclusivamente con Cagliari, mentre le attività più
innovative sono state svolte proprio nel resto dell’isola. Si veda
l’importante lavoro di un editore di Olbia: Taphros, impegnato nella
rinascita della cultura del fumetto in Sardegna. Le realtà non cagliaritane,
in questo settore, sono misconosciute: ci sono vari gruppi impegnati a San
Gavino, ad Alghero, città della fanzine Kinamite.
La testata di successo Fisietto va presa in considerazione, anche se ha
deluso le mie speranze: è rimasta un puro prodotto di consumo senza
spessore culturale. E’ riuscita, però, a superare le difficoltà
di produzione e la carenza di sceneggiatori, perciò ha il diritto
di un riconoscimento speciale.Come si è inserita in questo contesto
la Scuola Internazionale del Fumetto, che lei dirige?
La Scuola Internazionale del Fumetto ha dato vita ad un ambiente valido
(merito anche dell’apporto di professionisti come Fara, Putzolu, Costa,
Atzori, Gabos) e ha mostrato che, se si investisse in questo settore, si
potrebbero avere risultati come quelli ottenuti in Belgio, in cui il fumetto
è parte integrante della cultura. Questo sembra impossibile da noi,
malati di bieco provincialismo. Ormai la vitalità che permeava gli
anni settanta è scomparsa e non esiste la voglia di sperimentare
che, dieci anni dopo, portò alla nascita della Bande Dessinèe:
quel gruppo di giovani entusiasti che riuscì ad affermarsi nel mondo
dei fumetti italiano. Emblematica di questa penosa situazione, la fallita
realizzazione di un museo di rilievo internazionale possibile anche per
il supporto di numerosi collezionisti e della loro disponibilità
a fornire materiali rari; il progetto non è andato avanti per la
cecità delle amministrazioni nei confronti di tale comunicazione
artistica.
In che modo può
un giovane, in una realtà monca, data la sospensione dell’attività
della Scuola Internazionale, avvicinarsi seriamente al fumetto come professione?
La sospensione dell’attività è solo temporanea, dovuta
soprattutto alla mancanza di supporto dell’ amministrazione comunale.
La Scuola ha partorito, nel recente passato, alcuni validi professionisti
e ha favorito mostre a livello nazionale, nonostante sia stata osteggiata
dalla invidia e dall’arroganza di alcuni presunti autori. Ha tentato
di tener vivo un ambiente che qualcuno voleva uccidere. Sono, comunque,
ottimista per il futuro. Mi aspetto molto dalla creazione di un circolo
culturale sulla falsariga della Bande Dessinèe, con sede al “Villaggio
Pinguino” di Cagliari.
Quali sono i progetti in
cui è attualmente impegnato?
Lavoro al catalogo della mostra sui 50 anni della RAI e collaboro con
alcuni comuni della Sardegna su iniziative riguardanti ancora il fumetto
come, per esempio, una Biblioteca del Fumetto a Oristano.
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